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Il PIL non misura la tua vita

Il PIL non misura la tua vita – ilcodice.eu

Le catene invisibili — N°03

Una serie di Demiurgo · ilcodice.eu

Sistema di misura e narrazione

Il PIL non misura la tua vita

Come l’indicatore economico più citato al mondo misuri esattamente quello che conviene misurare — e ignori tutto il resto

Demiurgo — ilcodice.eu

Nel 1934 Simon Kuznets presentò al Congresso americano il sistema di contabilità nazionale che avrebbe dato origine al PIL. Nella stessa occasione avvertì esplicitamente: questo strumento non deve essere usato come misura del benessere.

Fu ignorato. Lo strumento venne adottato per misurare la capacità produttiva bellica durante la Seconda Guerra Mondiale — e non fu più dismesso. Oggi governa le decisioni di policy di ogni paese del mondo, viene citato ogni giorno nei telegiornali come termometro della salute nazionale, e determina la carriera politica di chi governa.

Kuznets aveva ragione. E nessuno lo ricorda.

Cosa misura davvero il PIL

Il PIL misura il valore dei beni e servizi scambiati sul mercato in un periodo dato. Per costruzione esclude tutto ciò che non passa dal mercato: il lavoro domestico, l’autoproduzione, il volontariato, le relazioni, la conoscenza trasmessa informalmente.

Una nonna che accudisce i nipoti non produce PIL. Una struttura di asilo nido a pagamento sì. Il contenuto — la cura di un bambino — è identico. La forma — relazione o mercato — cambia tutto. Un paese in cui tutti cucinano in casa ha un PIL alimentare inferiore a uno in cui tutti mangiano fuori, a parità di nutrimento reale.

Il PIL non è un cattivo indicatore di benessere — non è stato progettato per misurarlo. Viene usato impropriamente. La differenza non è tecnica — è politica.

Gli incentivi perversi — quello che il PIL premia

Non solo il PIL esclude il benessere reale — ha incentivi strutturali a massimizzare esattamente quello che lo danneggia.

Quello che fa PIL — e non dovrebbe

Malattia — farmaci, visite, ricoveri, assicurazioni sanitarie
Divorzio — avvocati, due abitazioni invece di una, psicologi
Incidente stradale — pronto soccorso, carrozzeria, riabilitazione
Alluvione — due volte: la distruzione e poi la ricostruzione
Criminalità — forze dell’ordine, tribunali, carceri, allarmi, assicurazioni
Solitudine — psicologi, antidepressivi, dating, social media che monetizzano il bisogno di connessione

Quello che non fa PIL — e produce benessere reale

Salute preventiva · Riparazione invece di acquisto · Autoproduzione alimentare
Relazioni solide · Comunità coese · Conoscenza trasmessa informalmente

Il sistema premia la patologia e penalizza la salute — non per intenzione dichiarata, ma per costruzione strutturale. Non serve un disegno consapevole: basta che i decisori siano valutati sul PIL e non sul benessere reale.

La sanità e l’istruzione — il binomio del controllo

Sanità pubblica efficiente e istruzione pubblica di qualità hanno una caratteristica comune che le rende strutturalmente scomode: producono autonomia.

Un cittadino sano consuma meno farmaci, accede meno al privato, ha più energia per pensare. Un cittadino istruito criticamente consuma meno impulsivamente, è meno manipolabile dalla pubblicità, riconosce la propaganda, fa domande scomode. Entrambi producono meno PIL consumistico. Entrambi sono meno controllabili.

Il sottofinanziamento sistematico di entrambi in Italia non è solo miopia gestionale. La scuola pubblica italiana ha tra gli stipendi degli insegnanti più bassi d’Europa, classi sovraffollate, edifici fatiscenti. Il risultato misurabile: una delle percentuali più basse di laureati in Europa e tra le più alte di dispersione scolastica. Il SSN è sottofinanziato rispetto alla media europea — e il settore sanitario privato cresce esattamente nella misura in cui quello pubblico arretra.

Un cittadino istruito e sano costa meno al sistema pubblico — ma produce meno PIL. Un cittadino ignorante, malato e stanco consuma di più, dipende di più, resiste di meno. Il sottofinanziamento della scuola e della sanità pubblica non è sempre incompetenza — a volte è coerenza.

Il tempo colonizzato

Il tempo è l’unica risorsa veramente finita per ogni individuo. Il sistema economico ha interesse a occupare ogni ora disponibile — trasformando tempo libero in consumo, relazioni in servizi a pagamento, cure in prestazioni professionali. Ogni ora sottratta al mercato è PIL perduto. Ogni ora venduta al mercato — anche se produce infelicità — è PIL guadagnato.

La stanchezza cronica da lavoro non è solo un problema di benessere individuale — è funzionale. Una persona esausta torna a casa, accende una piattaforma di streaming, ordina cibo a domicilio, scorre i social. Produce PIL passivamente. Non ha energia per chiedersi perché.

Bertrand Russell lo aveva scritto nel 1932 — Elogio dell’ozio: il tempo libero è il prerequisito di qualsiasi pensiero autonomo, e il sistema ha interesse sistematico a occuparlo. Quasi un secolo dopo, le piattaforme digitali hanno perfezionato il meccanismo: non solo occupano il tempo, ma lo monetizzano vendendo l’attenzione agli inserzionisti. Il tempo sottratto al mercato è il prerequisito di qualsiasi riflessione autonoma. È anche la cosa più sistematicamente colonizzata.

La burocrazia produttiva

Un elemento meno citato ma misurabile: la complessità normativa fa PIL. Commercialisti, consulenti fiscali, avvocati specializzati, software gestionali, enti certificatori, intermediari della complessità — tutti esistono perché il sistema normativo è abbastanza complesso da richiedere mediazione professionale.

Un sistema normativo semplice e chiaro riduce il PIL burocratico. La complessità non è sempre un effetto collaterale involontario — a volte è funzionale a chi vive di intermediazione nella complessità. Il contribuente che non riesce a fare da solo la dichiarazione dei redditi produce PIL ogni volta che paga un CAF o un commercialista. La semplicità è nemica del settore.

Il PIL e la distribuzione — la media che mente

Il PIL può crescere mentre la maggioranza della popolazione sta peggio. Se la crescita va tutta al 10% più ricco, il PIL sale ma il benessere mediano scende. È una media che nasconde la varianza — come la temperatura media del pianeta che non dice nulla sulla varianza climatica locale.

In Italia il PIL reale pro capite è cresciuto meno di quasi tutti i paesi europei negli ultimi trent’anni. Ma anche nei paesi dove è cresciuto significativamente — Stati Uniti, Regno Unito — la crescita si è concentrata nelle fasce alte mentre i salari reali della classe media sono rimasti stagnanti o sono scesi.

PIL crescente e cittadino che sta peggio non sono una contraddizione del sistema — sono una possibilità strutturale che l’indicatore non è in grado di rilevare. E quello che l’indicatore non rileva non esiste nelle decisioni di chi governa.

Gli indicatori alternativi — esistono, non contano

Il BES — Benessere Equo e Sostenibile — viene pubblicato annualmente dall’ISTAT in collaborazione con il CNEL dal 2013. Misura 12 dimensioni: salute, istruzione, lavoro, relazioni sociali, sicurezza, ambiente, benessere soggettivo, paesaggio, ricerca, qualità dei servizi, politica e istituzioni, benessere economico.

Esiste anche il GPI — Genuine Progress Indicator — che sottrae dal PIL i costi sociali e ambientali. E l’Happy Planet Index che misura benessere per unità di risorse consumate. Tutti pubblicati, tutti peer-reviewed, tutti ignorati nelle decisioni di policy reali.

I governi vengono giudicati sul PIL, sul deficit/PIL, sul debito/PIL. Il BES viene citato nei documenti programmatici e dimenticato nelle leggi di bilancio. La ragione è semplice: il PIL è facile da comunicare, facile da confrontare, e misura esattamente quello che il sistema ha interesse a massimizzare.

L’Earth Overshoot Day — il limite fisico

Il 2 agosto 2023 l’umanità aveva già consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno intero. Dal quel giorno in poi — per cinque mesi — si è andati in deficit ecologico, consumando capitale naturale non rinnovabile.

La tendenza documentata

Nel 1970 l’Overshoot Day cadeva a dicembre — eravamo sostanzialmente in pareggio ecologico.
Nel 2023 cadeva il 2 agosto — cinque mesi di deficit.
La tendenza di anticipo è costante da cinquant’anni, con oscillazioni legate a crisi economiche o pandemie che hanno temporaneamente ridotto i consumi.

Un sistema che usa il PIL come misura della salute richiede strutturalmente la crescita dei consumi — debito, investimenti, occupazione dipendono tutti dalla crescita. Ma la crescita dei consumi anticipa ogni anno l’Overshoot Day. È un’equazione che non torna. E nessun telegiornale la nomina mentre annuncia i dati del PIL trimestrale.

La domanda che il PIL non può fare

Il PIL risponde a una domanda sola: quanto si è scambiato sul mercato? Non risponde a nessuna delle domande che contano: le persone stanno meglio? Sono più libere? Hanno più tempo? Le risorse reggono? I figli staranno meglio dei padri?

Continuare a usarlo come termometro della salute nazionale non è neutralità tecnica — è una scelta politica. Misurare è scegliere cosa conta. E quello che non si misura non esiste nelle decisioni di chi governa.

La vera domanda non è come migliorare il PIL. È perché continuiamo a chiederci come migliorarlo invece di chiederci se è la domanda giusta.

Demiurgo — ilcodice.eu

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